Ortica Editrice
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Alter Spirito

I quaderni del rifiuto


ISBN 9788897011859
Pagine 500
Le Erbacce, 23

€ GIUGNO 2019

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IN LIBRERIA DA GIUGNO 2019 - Questi miei Quaderni mi hanno salvato la vita... Attraverso una scrittura notturna, frantumata e singhiozzante, ho potuto dare voce agli umori di una coscienza devastata e invasata dal sentimento del Nulla. L’insonnia, il tempo, la morte, le lacrime, la malinconia, la noia, la solitudine, il fallimento, la malattia, il suicidio, la necessità del “no”, la possibile-impossibilità della poesia si fanno materia di un’intima e contrastata riflessione mai disgiunta dagli imperativi di un quotidiano tremendo. Brani dispersi di una biografia lacerata denunciano una perdita immedicabile irrompendo in una narrazione franta e randagia, che fa di tutto ciò che è marginale il punto di osservazione privilegiato del definitivo crollo di tutte le strutture regolative del reale e dell’uomo nel suo esserci nel mondo.

Argomentare, dimostrare, nel paesaggio tormentato e apocalittico del continuare ad esistere e a resistere, cedono i loro diritti estinguendosi nella sentenza lapidaria e assertiva di una proposizione costellata da citazioni che, nel corso del lavoro diaristico, “sono come i briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l’assenso all’ozioso viandante”. È nei cretti, nelle fenditure, nelle screpolature di una primitiva interiezione che si consuma – “fuga da solo a solo” – la dolorosa esperienza di un’ossessione: l’ossessione di un altrove sentito fin dentro le viscere dell’essere. Ma anche l’esperienza di un esilio partecipato e vissuto dopo il naufragio di tutti i possibili. E in questa fuga dalla vita e dalle sue ragioni – tra risonanze dell’antica scuola scettica e accenti di nostalgia religiosa che lasciano intravedere i sentieri della gnosi – una scrittura in briciole fa nascere un nuovo esemplare di pensatore privato, un “Giobbe seduto su un letamaio”. Un Giobbe che ha conosciuto l’acre amarezza della derelizione e del disincanto. E che vivendo in un’epoca in cui “essere epigoni è di rigore”, in un mondo in cui tutto si risolve nel “grossolano e nel terribile”, riscopre d’improvviso le ragioni profonde della banalità e in esse – attraverso una prosa eslege, lucida e corrosiva, sostenuta a volte da un’ironia disperata – si fa strada una segreta ed inconfessabile aspirazione: tentare di nuovo di vivere.

L'autore Alcune pagine