Ortica Editrice

novitá

Genshin

Il libro giapponese dei morti

Vermi dal becco duro come diamante che perforano la pelle, tritano le ossa e succhiano il midollo, dannati scarnificati, obbligati ad ingurgitare il proprio sterco bollente, sospesi a reti arroventate e fatti a pezzi da lame affilate o schiacciati da intere montagne in movimento, sono queste solo alcune delle conseguenze – e non delle peggiori – della reincarnazione nel mondo degli Inferi, monito ed invito al contempo ad abbracciare l’altra via, quella che conduce all’uscita dalla ruota del divenire, per poter accedere alla Terra Pura del Buddha Amida, dove i fiori di loto emettono luce, esseri celesti si sollazzano in piscine profumate, oro, diamanti e altri tesori inghirlandano i Bodhisattva che vi passeggiano gongolanti, immersi nella Perfezione.

Alessandra Caciolo, Stefania Zanda

I limoni non possono entrare

Storie di donne dal carcere

Tredici storie di donne ospiti nel carcere romano di Rebibbia, raccontano la loro quotidianità: il “blindo”, la “battitura”, l’affettività e l’amore, la paura e la solidarietà, le piccole conquiste e le grandi emozioni. Storie di donne che si sono messe a nudo, che si sono commosse ed emozionate pensando ai loro figli e ai loro cari, unite da esperienze sempre troppo simili. Ricordi, episodi, aneddoti, stati d’animo: una rappresentazione della vita in carcere emozionante e coinvolgente.

Agustín García Calvo

Della felicità

Cosa vuol dire la parola felicità? Perché continuiamo a usarla? Può esserci felicità nella Realtà? Salute, denaro, amore possono renderci felici? A cosa può servire la felicità? A cosa servono i suoi surrogati? Con queste e altre domande l’autore cerca di scoprire il rapporto tra il desiderio generale di felicità e la Realtà che nega tale aspirazione.

Xi Kang, Bao Jingyan

Elogio dell'anarchia

di due eccentrici cinesi del III secolo

Se non vi fossero lucchetti e chiavistelli, non vi sarebbero ladri, poiché nulla essendo protetto e nascosto sarebbe prezioso e desiderato, e non vi sarebbero dunque neppure i ricchi. Se non vi fossero ladri e ricchi, non vi sarebbero né prìncipi né sudditi, perché non servirebbero leggi per punire e onoranze per premiare. Non vi sarebbero allora le gerarchie, perché non ci sarebbe gloria per il nobile e infamia per il vile, e quindi la Società, prima e massima forma di corruzione e pervicace superstizione, sarebbe essa stessa del tutto vana. L’uomo allora ritroverebbe quel suo naturale stato di noncuranza, simile all’animale, all’acqua e al vento che scorre, contento del necessario, ossia del suo conformarsi al Tao nella non-azione, senza più nessuna distinzione tra intelligenza e stupidità, bene e male, bello e brutto, nel movimento spontaneo del proprio istinto, senza neppure l’intralcio dell’io.

Zhuangzi, Liezi, Wenzi, Wanengzi

La memoria delle nuvole

Del vuoto, dell’ozio e della non azione

IN LIBRERIA DA SETTEMBRE 2019 - Per occultare la sua violenza originaria il Potere si presenta spesso come fenomeno naturale, ed in soccorso a questa menzogna originaria viene edificata la costruzione psichica del «soggetto». Se dunque non vi fosse un «soggetto», se non vi fosse un «io» da plasmare, si spezzerebbe, fin dalle fondamenta, quel rapporto duale tra dominatore - signore assoluto di questo «soggetto» -, e il suddito, il dominato. Perché senza sudditi non vi sarebbero padroni. Su questa non-dualità poggia la «critica del potere» di un filone taoista - la cui figura centrale è Zhuangzi - in cui l’«io» è una costruzione sociale, una truffa, a cui è possibile sottrarsi solo distruggendo le creazioni dell’uomo, artifici e protesi del suo ego, e così liberare l’individuo asservito, ridotto ormai ad un mezzo in vista dei fini della Macchina. E questa distruzione si opera attraverso un ritorno alla “vita selvaggia”, alla serenità del non-agire persa a causa delle farneticazioni del pensiero che hanno messo il mondo a ferro e fuoco, perché il pensare è diventato la voglia di razionalizzare ciò che non si potrà mai conoscere, invece di restare quel chinarsi su ciò che già conosce.

Jan Waclaw Machajski

Il socialismo degli intellettuali

critica ai capitalisti del sapere

IN LIBRERIA DA SETTEMBRE 2019 - La classe colta ha sempre costituito l’anima del potere dominante, i suoi membri ne sono stati i suoi buffoni zelanti e i pennivendoli servili. Ma il peso dell’intellettuale, del «lavoratore intellettuale», assume tutto un altro valore e ruolo all’interno di una società in cui predomina la Tecnica. L’avanzata della «Tecnocrazia», governare per mezzo del sapere, era già stata smascherata e denunciata sin dall’inizio del XX° secolo da Machajski, il quale da un lato anticipa eminenti critici della società come Bourdieu, Chomsky o Michéa, dall’altro denuncia le «anime belle» di quell’intelligencjia che si dichiara «dalla parte dei deboli», pronta ad «aiutare» le masse (ovviamente «ignoranti»), solo per poi utilizzare il potere acquisito, fondato su una «alta coscienza del sapere», per assumere funzioni di comando, divenendo così essa stessa garante e usufruttuaria al contempo del sistema di sfruttamento, sia esso di matrice capitalista o di matrice socialista.

Alessandro Angeli

Pam e Jim

Una preghiera americana

IN LIBRERIA DA SETTEMBRE 2019 - Jim Morrison era un poeta e viveva in simbiosi con la sua ispirazione. Le sue canzoni lo spingevano a indagare percezioni profonde, per questo nascono prima di tutto come testi scritti, flussi di energia trascendente fissati sulla pagina. Sarà Pamela Courson a insistere affinché Morrison riordini taccuini e carte per iniziare la sua produzione. Pam conosceva il lato più autentico di Jim e il poeta Morrison doveva proprio a lei buona parte della sua ispirazione. Questo incontro fu in grado di far deflagrare l’amore dei due amanti selvaggi, l’amore cosmico di Pam e Jim. ***La poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità. Apre tutte le porte. E voi potete passare per quella che preferite.*** (Jim Morrison)

Paul Valéry

I principi d'an-archia pura e applicata

Prima forma di Potere è l’attaccamento a ciò che si crede e si pensa, ai moti automatici della propria psiche, all’idolatria dell’opinione comune e delle ingiunzioni dall’alto, all’attruppamento in partiti politici e fedi condivise. La propria mente è il primo Trono e Tribunale, ed è al sovvertimento di queste istanze originarie che l’An-Archia è chiamata ad operare, come dispositivo di sabotaggio nello scardinamento delle sue macchinali procedure, poiché an-archico sarà disfarsi, separarsi, distaccarsi da ogni punto d’appoggio, da ogni pre-supposto, da ogni luogo di comando – il proprio egotico pensarsi «se stessi» in primis – e da ogni patto fiduciario con la proliferazione pandemica del Mondo.

Antonin Artaud

Messaggi rivoluzionari

IN LIBREERIA DA LUGLIO 2019 - Antonin Artaud, constatando il fallimento della «cultura razionalista dell’Europa», abbandona il continente e si mette in viaggio verso il Messico per «cercare le basi di una cultura magica», in uno degli ultimi luoghi in cui i miti rimanevano attivi. Nei suoi Messaggi Rivoluzionari, scritti durante questo periodo messicano, Artaud inneggia ad una cultura e un’idea dell’uomo «unitaria», in opposizione a quella europea giunta «ad una polverizzazione insensata di forme», chiedendo alla Rivoluzione messicana di rompere col marxismo – anch’esso di matrice «razionalista» – per diventare una rivoluzione «contro il progresso», capace di riannodarsi alle fonti primitive dell’«anima indigena», quella di prima di Cortès e degli invasori del Vecchio mondo. «Si tratta di ritrovare e resuscitare le vestigia dell’antico culto solare, per un nuovo concetto della Rivoluzione e dell’Uomo».

Alter Spirito

I quaderni del rifiuto

Una scrittura notturna, frantumata e singhiozzante, dà voce agli umori di una coscienza devastata e invasata dal sentimento del Nulla. L’insonnia, il tempo, la morte, le lacrime, la malinconia, la noia, la solitudine, il fallimento, la malattia, il suicidio, la necessità del “no”, la possibile-impossibilità della poesia si fanno materia di un’intima e contrastata riflessione mai disgiunta dagli imperativi di un quotidiano tremendo. Brani dispersi di una biografia lacerata denunciano una perdita immedicabile irrompendo in una narrazione franta e randagia, che fa di tutto ciò che è marginale il punto di osservazione privilegiato del definitivo crollo di tutte le strutture regolative del reale e dell’uomo nel suo esserci nel mondo. L’ossessione di un altrove sentito fin dentro le viscere dell’essere. L’esperienza di un esilio partecipato e vissuto dopo il naufragio di tutti i possibili e l’inconfessabile aspirazione: tentare di nuovo di vivere.

Giuseppe Franza

Cagliosa

IN LIBRERIA DA DICEMBRE 2019 - Giovanni Croce è un venticinquenne napoletano. Ruba motorini al servizio di un carrozziere, abita in un piccolo appartamento di periferia col nonno esaurito e la mamma depressa, e nel tempo libero gioca a calcio nella squadra del suo quartiere: il Rione Incis Club, formazione di dilettanti iscritta al girone C della terza categoria. Venti sono le partite del campionato, e venti sono i capitoli del libro, attraverso cui Giovanni si confronta con le proprie contraddizioni di giovane uomo orgoglioso e abbrutito, senza prospettive e senza entusiasmi, stanco del calcio, del lavoro, della famiglia con cui è costretto a convivere, del rione dove abita e della fidanzata cui vuole bene ma non abbastanza. Da troppo tempo ormai, Giovanni, detto Vangò (come il pittore olandese, per via dei suoi capelli rossi e perché ha frequentato il liceo artistico), non sopporta più i suoi compagni di squadra, odia il suo allenatore e si sente condannato a un’esistenza da schiavo. Qualcosa sembra cambiare il giorno in cui incontra una bella giornalista sportiva, la sua nuova, impossibile ossessione. Stimolato da un sentimento inedito, il ragazzo comincia a rendersi conto di dover evolvere. Ma come? Sullo sfondo, prosegue il campionato del Rione Incis Club, ma senza epica e senza soddisfazioni, senza alcun elogio della sportività e del gioco: il torneo della Incis è caratterizzato da risse, scorrettezze, acide rivalità, figuracce e futili rivalse. Non ci sono campioni né sportivi; ogni personaggio rivela senza vergogna la propria deficienza morale. Ciononostante, i calciatori continuano a lottare, scoprendosi giornata dopo giornata sempre più complici. Lontani dai riflettori, su campi polverosi e invasi dall’erbaccia, Giovanni e compagni combattono per resistere alla forza centrifuga del non senso, per sopravvivere a loro stessi.

Meccanici i miei occhi

Nati in laboratorio. Dall'utero in affitto alla manipolazione genetica

Uno sguardo femminista radicale contro la riprogettazione del vivente: l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e l’ingegneria genetica. Le autrici, partendo dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto, sollevano dubbi e domande anche sulla procreazione medicalmente assistita che, con l’inseminazione in vitro, sposta la riproduzione umana dai corpi ai laboratori ove si manipola il vivente, riflettono sul sistema etero-patriarcale capitalista, lo sviluppo delle tecno-scienze, la condizione della donna, la salute umana, lo sfruttamento degli animali e del pianeta. La riproduzione artificiale degli esseri umani fa parte di un processo più ampio di assoggettamento, mercificazione e ingegnerizzazione tecno-scientifica del vivente; è uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Antonin Artaud

La danza del peyote

IN LIBRERIA DA DICEMBRE 2019 - Dopo essere sbarcato in Messico ed aver preso contatto con la rivoluzione sociale in atto, Artaud, alla ricerca delle fonti di una vera rivoluzione, quella che sappia guarire l’uomo dalla malattia moderna del progresso e della tecnica, si inoltra nelle montagne del centro del paese in cerca del popolo indigeno dei Tarahumara da cui poter ottenere il segreto della Vera cultura. Iniziato al culto della Peyote, sarà attraverso i segni che la Natura traccia sotto le apparenze della realtà, attraverso i riti che riaccendono le forze generatrici dei Miti che Artaud afferrerà e svelerà il profondo, antichissimo segreto della Verità che guarisce l’uomo, prima di tornare in un’Europa malata, assolutamente impreparata ad accogliere il suo messaggio rivoluzionario, e che difatti, per un decennio lo segregherà in manicomio.

Paul Valéry

Homo Politicus

IN LIBRERIA DA NOVEMBRE 2019 - Paul Valéry, tutte le mattine, per cinquant’anni, puntuale come un orologio, sedeva alla sua scrivania e scrutava – come potrebbe farlo un microscopio o un satellite (tutto è questione di prospettive minime e massime) – i sussulti più profondi della Psiche, appuntando i risultati delle sue «speleologiche sperimentazioni» su dei quaderni che daranno vita a quel suo opus che sono i Cahiers, al cui interno assumono un valore centrale due categorie d’argomenti e riflessioni: l’Uomo, inteso nella sua funzione antropologica e in quella di essere biologico e sociale e, ad essa strettamente connessa, la Politica, intesa come interazione di questo stesso «bipede non piumato incapace di razionalizzare pigreco» con i propri simili, con la storia e più ancora con se stesso e i suoi automatismi psichici.

Raffaele Mantegazza

L'ultimo scodinzolio

La morte degli animali

IN LIBRERIA DA NOVEMBRE 2019 - è solo un cane. è come se fosse morto un familiare. Queste due opposte reazioni alla morte di un essere vivente sono alla base delle domande che si pone questo libro. Come reagisce l’uomo al dolore e alla morte degli animali? E perché le reazioni umane sono tanto differenti? Partendo dallo stereotipo dell’animale sano e forte, si indaga sulle ragioni e sulla natura del legame che unisce l’uomo con un animale vecchio e debole. Si esaminano poi le cause e le ragioni del male che l’uomo provoca agli animali; ed infine, attraverso interviste a veterinari e visite a cimiteri per animali, ci si sofferma sul dolore dell’uomo causato dalla morte dell’animale e sulle strategie per elaborarlo e superarlo (dai riti più o meno religiosi alla decisione di adottare un altro animale) rivolgendo particolare attenzione alle difficoltà dei bambini.

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