Ortica Editrice

novitá

Genshin

Il libro giapponese dei morti

Vermi dal becco duro come diamante che perforano la pelle, tritano le ossa e succhiano il midollo, dannati scarnificati, obbligati ad ingurgitare il proprio sterco bollente, sospesi a reti arroventate e fatti a pezzi da lame affilate o schiacciati da intere montagne in movimento, sono queste solo alcune delle conseguenze – e non delle peggiori – della reincarnazione nel mondo degli Inferi, monito ed invito al contempo ad abbracciare l’altra via, quella che conduce all’uscita dalla ruota del divenire, per poter accedere alla Terra Pura del Buddha Amida, dove i fiori di loto emettono luce, esseri celesti si sollazzano in piscine profumate, oro, diamanti e altri tesori inghirlandano i Bodhisattva che vi passeggiano gongolanti, immersi nella Perfezione.

Alessandra Caciolo, Stefania Zanda

I limoni non possono entrare

Storie di donne dal carcere

Tredici storie di donne ospiti nel carcere romano di Rebibbia, raccontano la loro quotidianità: il “blindo”, la “battitura”, l’affettività e l’amore, la paura e la solidarietà, le piccole conquiste e le grandi emozioni. Storie di donne che si sono messe a nudo, che si sono commosse ed emozionate pensando ai loro figli e ai loro cari, unite da esperienze sempre troppo simili. Ricordi, episodi, aneddoti, stati d’animo: una rappresentazione della vita in carcere emozionante e coinvolgente.

Zo d'Axa

Senza rotta, senza scopo

Individualista forsennato, Zo d’Axa si preoccupò poco di Stirner e di Nietzsche, di Ibsen e di Schopenhauer, libero da ogni etichetta, restio persino ad accettare quella d’anarchico, visse la propria libertà non come una chimera intellettuale ma con la naturalezza di una fiera. Indolente e indifferente non credeva a nulla. Ribelle, refrattario, aspro e appassionato non si accontentò di parole e di scritti, ma conobbe la prigione e l’esilio. Al-di-Fuori (Endehors) da tutto ciò che ostacola e impedisce lo scorrere della vita. Snidò e denunciò le menzogne e le ingiustizie sociali, in toni insolenti e sferzanti nelle sue riviste, l’Endehors e La Feuille. Questo gli costò pestaggi, vessazioni, prigionia ed evasioni narrate nel suo unico romanzo Da Mazas a Gerusalemme. Visse e morì fuori dalle legge e dai pregiudizi, fuori dai partiti e dalle loro parole d’ordine, fuori dalle masse gregarie e disciplinate, fuori dal gregge. Lottò senza bandiera, senza dottrina, senza gerarchia, senza etichetta, scomunicato, magnifico, terribile, solo, se stesso.

Edward Sexby

Elogio del tirannicidio

Killing no murder

Uccidere il tiranno, incitare al suo assassinio, elogiarne l’esecuzione, cercarne una legittimitazione politica; gesti antichi che ciclicamente si ripetono. La legittimità dell’atto può rintracciarsi o nel diritto del popolo a farsi giustizia da sé in quanto detentore del Potere, o in una Legge superiore in nome della quale Uccidere non è Assassinare, bensì atto di legittima difesa, se non vero e proprio dovere morale. Sexby, partendo dalla tradizione greco-latina e cristiana, si spingerà oltre sostenendo che per sollevare il pugnale contro il tiranno non è richiesta altra giustificazione se non quella di averne la Forza. Poiché - squarciato ogni velo - unica Legittimità del Potere è la Forza ed a quella dell’oppressione risponde quella della resistenza. Non servono complotti o Tribunali, basta uno scaltro sicario.

Agustín García Calvo

Della felicità

Cosa vuol dire la parola felicità? Perché continuiamo a usarla? Può esserci felicità nella Realtà? Salute, denaro, amore possono renderci felici? A cosa può servire la felicità? A cosa servono i suoi surrogati? Con queste e altre domande l’autore cerca di scoprire il rapporto tra il desiderio generale di felicità e la Realtà che nega tale aspirazione.

Xi Kang, Bao Jingyan

Elogio dell'anarchia

di due eccentrici cinesi del III secolo

Se non vi fossero lucchetti e chiavistelli, non vi sarebbero ladri, poiché nulla essendo protetto e nascosto sarebbe prezioso e desiderato, e non vi sarebbero dunque neppure i ricchi. Se non vi fossero ladri e ricchi, non vi sarebbero né prìncipi né sudditi, perché non servirebbero leggi per punire e onoranze per premiare. Non vi sarebbero allora le gerarchie, perché non ci sarebbe gloria per il nobile e infamia per il vile, e quindi la Società, prima e massima forma di corruzione e pervicace superstizione, sarebbe essa stessa del tutto vana. L’uomo allora ritroverebbe quel suo naturale stato di noncuranza, simile all’animale, all’acqua e al vento che scorre, contento del necessario, ossia del suo conformarsi al Tao nella non-azione, senza più nessuna distinzione tra intelligenza e stupidità, bene e male, bello e brutto, nel movimento spontaneo del proprio istinto, senza neppure l’intralcio dell’io.

Maurizio Centi

Ho ucciso il re

Storia di Getano Bresci

Il 29 luglio del 1900 l’anarchico Gaetano Bresci, un trentenne di origini toscane rientrato in Italia solo due mesi prima dall’America, uccide re Umberto I di Savoia sulla sua carrozza con tre colpi di rivoltella.

Jan Waclaw Machajski

Il socialismo degli intellettuali

critica ai capitalisti del sapere

IN LIBRERIA DA SETTEMBRE 2019 - La classe colta ha sempre costituito l’anima del potere dominante, i suoi membri ne sono stati i suoi buffoni zelanti e i pennivendoli servili. Ma il peso dell’intellettuale, del «lavoratore intellettuale», assume tutto un altro valore e ruolo all’interno di una società in cui predomina la Tecnica. L’avanzata della «Tecnocrazia», governare per mezzo del sapere, era già stata smascherata e denunciata sin dall’inizio del XX° secolo da Machajski, il quale da un lato anticipa eminenti critici della società come Bourdieu, Chomsky o Michéa, dall’altro denuncia le «anime belle» di quell’intelligencjia che si dichiara «dalla parte dei deboli», pronta ad «aiutare» le masse (ovviamente «ignoranti»), solo per poi utilizzare il potere acquisito, fondato su una «alta coscienza del sapere», per assumere funzioni di comando, divenendo così essa stessa garante e usufruttuaria al contempo del sistema di sfruttamento, sia esso di matrice capitalista o di matrice socialista.

Paul Valéry

I principi d'an-archia pura e applicata

Prima forma di Potere è l’attaccamento a ciò che si crede e si pensa, ai moti automatici della propria psiche, all’idolatria dell’opinione comune e delle ingiunzioni dall’alto, all’attruppamento in partiti politici e fedi condivise. La propria mente è il primo Trono e Tribunale, ed è al sovvertimento di queste istanze originarie che l’An-Archia è chiamata ad operare, come dispositivo di sabotaggio nello scardinamento delle sue macchinali procedure, poiché an-archico sarà disfarsi, separarsi, distaccarsi da ogni punto d’appoggio, da ogni pre-supposto, da ogni luogo di comando – il proprio egotico pensarsi «se stessi» in primis – e da ogni patto fiduciario con la proliferazione pandemica del Mondo. *«Anarchico» è l’osservatore che vede ciò che vede e non ciò che l’opinione corrente vuole si veda. Giacché «An-Archia» è il tentativo di ciascuno di rifiutare ogni sottomissione all’ingiunzione che si fonda sull’inverificabile, e il non ammettere alcun ordine che non sia subìto da chi lo dà, come gli altri lo subiscono. Da questo ossessivo lavorio si distacca con questo quaderno, scritto tra il 1936 e il 1938, dedicato alla ricerca del fondo d'ogni libertà, d'An-Archia, che prima ancora di potersi dare come modello politico, è ricerca del Vuoto, della Mancanza d'ogni ‘origine’ (Arkhè). È laddove si origina il Potere che Valéry s'è spinto a scrutare, alla ricerca dell'origine di ogni sua possibile forma, prima di tutto in quanto costrizione e limite della mente. I Principi d’An-Archia pura e applicata restano un unicum nella sua vasta opera, propedeutici ad ogni liberazione, dalle proprie convinzioni, pregiudizi e opinioni. «“Anarchico’’ è l’osservatore che vede ciò che vede e non quel che l’opinione corrente vuole si veda.»*

Henry David Thoreau

Uno Yankee in Canada

Mentre viaggiavamo verso nord gli aceri da zucchero, i faggi, le betulle, le cicute, gli abeti, i noci e i frassini dominavano sempre più il paesaggio. Per il viaggiatore di passaggio il numero di olmi in una città è il metro della sua civiltà. Il Canada che vidi non era semplicemente un posto dove terminavano le ferrovie e dove si rifugiavano i criminali. Le cascate erano come una droga, e noi ne diventammo dipendenti. Ce ne eravamo abbeverati troppo. Un diario di viaggio di Thoreau, un ritratto del Canada, ricco delle descrizioni dei paesaggi che la Natura offriva e degli uomini che incontrava lungo il cammino.

Antonin Artaud

Messaggi rivoluzionari

IN LIBREERIA DA GIUGNO 2019 - Antonin Artaud, constatando il fallimento della «cultura razionalista dell’Europa», abbandona il continente e si mette in viaggio verso il Messico per «cercare le basi di una cultura magica», in uno degli ultimi luoghi in cui i miti rimanevano attivi. Nei suoi Messaggi Rivoluzionari, scritti durante questo periodo messicano, Artaud inneggia ad una cultura e un’idea dell’uomo «unitaria», in opposizione a quella europea giunta «ad una polverizzazione insensata di forme», chiedendo alla Rivoluzione messicana di rompere col marxismo – anch’esso di matrice «razionalista» – per diventare una rivoluzione «contro il progresso», capace di riannodarsi alle fonti primitive dell’«anima indigena», quella di prima di Cortès e degli invasori del Vecchio mondo. «Si tratta di ritrovare e resuscitare le vestigia dell’antico culto solare, per un nuovo concetto della Rivoluzione e dell’Uomo».

Alter Spirito

I quaderni del rifiuto

IN LIBRERIA DA GIUGNO 2019 - Questi miei Quaderni mi hanno salvato la vita... Attraverso una scrittura notturna, frantumata e singhiozzante, ho potuto dare voce agli umori di una coscienza devastata e invasata dal sentimento del Nulla. L’insonnia, il tempo, la morte, le lacrime, la malinconia, la noia, la solitudine, il fallimento, la malattia, il suicidio, la necessità del “no”, la possibile-impossibilità della poesia si fanno materia di un’intima e contrastata riflessione mai disgiunta dagli imperativi di un quotidiano tremendo. Brani dispersi di una biografia lacerata denunciano una perdita immedicabile irrompendo in una narrazione franta e randagia, che fa di tutto ciò che è marginale il punto di osservazione privilegiato del definitivo crollo di tutte le strutture regolative del reale e dell’uomo nel suo esserci nel mondo.

Meccanici i miei occhi

Nati in laboratorio. Dall'utero in affitto alla manipolazione genetica

IN LIBRERIA DA GIUGNO 2019 - Uno sguardo femminista radicale contro la riprogettazione del vivente: l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e l’ingegneria genetica. Le autrici, partendo dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto, sollevano dubbi e domande anche sulla procreazione medicalmente assistita che, con l’inseminazione in vitro, sposta la riproduzione umana dai corpi ai laboratori ove si manipola il vivente, riflettono sul sistema etero-patriarcale capitalista, lo sviluppo delle tecno-scienze, la condizione della donna, la salute umana, lo sfruttamento degli animali e del pianeta. La riproduzione artificiale degli esseri umani fa parte di un processo più ampio di assoggettamento, mercificazione e ingegnerizzazione tecno-scientifica del vivente; è uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

collane



L'Ortica editrice persegue con i fatti quella solidarietà così lontana dall'attuale competizione fratricida. E` animata da idee che sole possono dar moto alle vicende umane. E` animata dallo spirito di cooperazione, dall'amicizia, dalla fratellanza, dall'armonia possibile fra tutti gli esseri viventi.