Ortica Editrice

novitá

Xi Kang, Bao Jingyan

Elogio dell'anarchia

di due eccentrici cinesi del III secolo

Se non vi fossero lucchetti e chiavistelli, non vi sarebbero ladri, poiché nulla essendo protetto e nascosto sarebbe prezioso e desiderato, e non vi sarebbero dunque neppure i ricchi. Se non vi fossero ladri e ricchi, non vi sarebbero né prìncipi né sudditi, perché non servirebbero leggi per punire e onoranze per premiare. Non vi sarebbero allora le gerarchie, perché non ci sarebbe gloria per il nobile e infamia per il vile, e quindi la Società, prima e massima forma di corruzione e pervicace superstizione, sarebbe essa stessa del tutto vana. L’uomo allora ritroverebbe quel suo naturale stato di noncuranza, simile all’animale, all’acqua e al vento che scorre, contento del necessario, ossia del suo conformarsi al Tao nella non-azione, senza più nessuna distinzione tra intelligenza e stupidità, bene e male, bello e brutto, nel movimento spontaneo del proprio istinto, senza neppure l’intralcio dell’io.

Zhuangzi, Liezi, Wenzi, Wanengzi

L'inferno del politico

Del vuoto, dell’ozio e della non azione

Per occultare la sua violenza originaria il Potere si presenta come fenomeno naturale, e a sostegno di questa menzogna si edifica la struttura psichica dell’«io». Se non vi fosse un «io» da plasmare con onoranze e castighi, si spezzerebbe, fin dalle fondamenta, quel rapporto duale tra il dominatore e il dominato. Perché senza sudditi non si danno padroni. Via suprema è dunque sottrarsi alla truffa del Potere distruggendo gli artifici e le protesi del proprio ego, per liberare l’individuo asservito, ridotto a «mezzo» in vista dei «fini» della Macchina. E questa distruzione si opera attraverso un ritorno alla “vita selvaggia”, alla serenità del non-agire persa a causa delle farneticazioni del pensiero che hanno messo il mondo a ferro e fuoco, perché il pensare è diventato volontà raziocinante di «nominare» e di «qualificare», di conoscere ciò che non si potrà mai conoscere, invece di restare quel «chinarsi su ciò che già conosce».

Jan Waclaw Machajski

Il socialismo degli intellettuali

critica ai capitalisti del sapere

La classe colta ha da sempre costituito il pilastro spirituale del potere dominante, i suoi membri ne sono stati i buffoni zelanti, i contabili devoti, i pennivendoli servili e all’interno d’una società in cui la Tecnica è al contempo suo mezzo e sua metafisica, il sapere del «lavoratore intellettuale» diventa indispensabile alla manutenzione delle sue strutture e del suo dominio. Governare per mezzo del sapere – la «Tecnocrazia» –, questo smaschera già all’inizio del XX° secolo J. W. Machajski, andando a colpire non il facile bersaglio della reazione e delle destre conservatrici, bensì, scardinando il cuore stesso della teoria di Marx, le «anime belle» del Comunismo-Socialista di quell’intelligencjia che si dichiara «dalla parte dei deboli», pronta ad «aiutare» le masse (ovviamente «ignoranti»), il cui vero scopo è però quello di ancorare il proprio potere alla loro più «alta coscienza del sapere», utilizzata per assumere funzioni direttive e di gestione, garante e usufruttuaria al contempo, del sistema di sfruttamento, in entrambe le sue «forme storicamente conosciute»: quella capitalista liberale e l’altra di matrice socialista.

Alessandro Angeli

Pam e Jim

Una preghiera americana

Jim Morrison era un poeta e viveva in simbiosi con la sua ispirazione. Le sue canzoni lo spingevano a indagare percezioni profonde, per questo nascono prima di tutto come testi scritti, flussi di energia trascendente fissati sulla pagina. Sarà Pamela Courson a insistere affinché Morrison riordini taccuini e carte per iniziare la sua produzione. Pam conosceva il lato più autentico di Jim e il poeta Morrison doveva proprio a lei buona parte della sua ispirazione. Questo incontro fu in grado di far deflagrare l’amore dei due amanti selvaggi, l’amore cosmico di Pam e Jim. ***La poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità. Apre tutte le porte. E voi potete passare per quella che preferite.*** (Jim Morrison)

Paul Valéry

I principi d'an-archia pura e applicata

Prima forma di Potere è l’attaccamento a ciò che si crede e si pensa, ai moti automatici della propria psiche, all’idolatria dell’opinione comune e delle ingiunzioni dall’alto, all’attruppamento in partiti politici e fedi condivise. La propria mente è il primo Trono e Tribunale, ed è al sovvertimento di queste istanze originarie che l’An-Archia è chiamata ad operare, come dispositivo di sabotaggio nello scardinamento delle sue macchinali procedure, poiché an-archico sarà disfarsi, separarsi, distaccarsi da ogni punto d’appoggio, da ogni pre-supposto, da ogni luogo di comando – il proprio egotico pensarsi «se stessi» in primis – e da ogni patto fiduciario con la proliferazione pandemica del Mondo.

Antonin Artaud

Messaggi rivoluzionari

Per me, non vi è rivoluzione senza rivoluzione nella cultura, ovvero nel nostro modo universale, nel nostro modo, a noi tutti, gli uomini, di comprendere la vita e di porre il problema della vita. Spossessare coloro che possiedono è bene, ma mi sembra meglio togliere ad ogni uomo il gusto della proprietà. In un mondo in cui la «cultura razionalista dell’Europa» ha portato la civiltà allo sfacelo, in cui persino chi pretende resistere è preda della «disperazione del macchinismo», Antonin Artaud fa le valigie, lascia l’Europa e s’imbarca per il Messico, in cerca di una cultura rossa, primitiva, indigena, magica, viva di un nucleo pulsante su cui possa fondarsi la Rivoluzione, che prima ancora d’essere una rivoluzione sociale deve essere una rivoluzione della mente poiché «la Rivoluzione più urgente da compiere è una sorta di regressione nel tempo».

Alter Spirito

I quaderni del rifiuto

Una scrittura notturna, frantumata e singhiozzante, dà voce agli umori di una coscienza devastata e invasata dal sentimento del Nulla. L’insonnia, il tempo, la morte, le lacrime, la malinconia, la noia, la solitudine, il fallimento, la malattia, il suicidio, la necessità del “no”, la possibile-impossibilità della poesia si fanno materia di un’intima e contrastata riflessione mai disgiunta dagli imperativi di un quotidiano tremendo. Brani dispersi di una biografia lacerata denunciano una perdita immedicabile irrompendo in una narrazione franta e randagia, che fa di tutto ciò che è marginale il punto di osservazione privilegiato del definitivo crollo di tutte le strutture regolative del reale e dell’uomo nel suo esserci nel mondo. L’ossessione di un altrove sentito fin dentro le viscere dell’essere. L’esperienza di un esilio partecipato e vissuto dopo il naufragio di tutti i possibili e l’inconfessabile aspirazione: tentare di nuovo di vivere.

Giuseppe Franza

Cagliosa

IN LIBRERIA DA DICEMBRE 2019 - Giovanni Croce è un venticinquenne napoletano. Ruba motorini al servizio di un carrozziere, abita in un piccolo appartamento di periferia col nonno esaurito e la mamma depressa, e nel tempo libero gioca a calcio nella squadra del suo quartiere: il Rione Incis Club, formazione di dilettanti iscritta al girone C della terza categoria. Venti sono le partite del campionato, e venti sono i capitoli del libro, attraverso cui Giovanni si confronta con le proprie contraddizioni di giovane uomo orgoglioso e abbrutito, senza prospettive e senza entusiasmi, stanco del calcio, del lavoro, della famiglia con cui è costretto a convivere, del rione dove abita e della fidanzata cui vuole bene ma non abbastanza. Da troppo tempo ormai, Giovanni, detto Vangò (come il pittore olandese, per via dei suoi capelli rossi e perché ha frequentato il liceo artistico), non sopporta più i suoi compagni di squadra, odia il suo allenatore e si sente condannato a un’esistenza da schiavo. Qualcosa sembra cambiare il giorno in cui incontra una bella giornalista sportiva, la sua nuova, impossibile ossessione. Stimolato da un sentimento inedito, il ragazzo comincia a rendersi conto di dover evolvere. Ma come? Sullo sfondo, prosegue il campionato del Rione Incis Club, ma senza epica e senza soddisfazioni, senza alcun elogio della sportività e del gioco: il torneo della Incis è caratterizzato da risse, scorrettezze, acide rivalità, figuracce e futili rivalse. Non ci sono campioni né sportivi; ogni personaggio rivela senza vergogna la propria deficienza morale. Ciononostante, i calciatori continuano a lottare, scoprendosi giornata dopo giornata sempre più complici. Lontani dai riflettori, su campi polverosi e invasi dall’erbaccia, Giovanni e compagni combattono per resistere alla forza centrifuga del non senso, per sopravvivere a loro stessi.

Meccanici i miei occhi

Nati in laboratorio. Dall'utero in affitto alla manipolazione genetica

Uno sguardo femminista radicale contro la riprogettazione del vivente: l’utero in affitto, la procreazione medicalmente assistita e l’ingegneria genetica. Le autrici, partendo dal dibattito sulla pratica dell’utero in affitto, sollevano dubbi e domande anche sulla procreazione medicalmente assistita che, con l’inseminazione in vitro, sposta la riproduzione umana dai corpi ai laboratori ove si manipola il vivente, riflettono sul sistema etero-patriarcale capitalista, lo sviluppo delle tecno-scienze, la condizione della donna, la salute umana, lo sfruttamento degli animali e del pianeta. La riproduzione artificiale degli esseri umani fa parte di un processo più ampio di assoggettamento, mercificazione e ingegnerizzazione tecno-scientifica del vivente; è uno degli aspetti più pericolosi della contemporaneità.

Antonin Artaud

La danza del peyote

IN LIBRERIA DA DICEMBRE 2019 - Dopo essere sbarcato in Messico ed aver preso contatto con la rivoluzione sociale in atto, Artaud, alla ricerca delle fonti di una vera rivoluzione, quella che sappia guarire l’uomo dalla malattia moderna del progresso e della tecnica, si inoltra nelle montagne del centro del paese in cerca del popolo indigeno dei Tarahumara da cui poter ottenere il segreto della Vera cultura. Iniziato al culto della Peyote, sarà attraverso i segni che la Natura traccia sotto le apparenze della realtà, attraverso i riti che riaccendono le forze generatrici dei Miti che Artaud afferrerà e svelerà il profondo, antichissimo segreto della Verità che guarisce l’uomo, prima di tornare in un’Europa malata, assolutamente impreparata ad accogliere il suo messaggio rivoluzionario, e che difatti, per un decennio lo segregherà in manicomio.

Paul Valéry

Homo Politicus

IN LIBRERIA DA NOVEMBRE 2019 - Paul Valéry, tutte le mattine, per cinquant’anni, puntuale come un orologio, sedeva alla sua scrivania e scrutava – come potrebbe farlo un microscopio o un satellite (tutto è questione di prospettive minime e massime) – i sussulti più profondi della Psiche, appuntando i risultati delle sue «speleologiche sperimentazioni» su dei quaderni che daranno vita a quel suo opus che sono i Cahiers, al cui interno assumono un valore centrale due categorie d’argomenti e riflessioni: l’Uomo, inteso nella sua funzione antropologica e in quella di essere biologico e sociale e, ad essa strettamente connessa, la Politica, intesa come interazione di questo stesso «bipede non piumato incapace di razionalizzare pigreco» con i propri simili, con la storia e più ancora con se stesso e i suoi automatismi psichici.

Raffaele Mantegazza

L'ultimo scodinzolio

La morte degli animali

IN LIBRERIA DA NOVEMBRE 2019 - è solo un cane. è come se fosse morto un familiare. Queste due opposte reazioni alla morte di un essere vivente sono alla base delle domande che si pone questo libro. Come reagisce l’uomo al dolore e alla morte degli animali? E perché le reazioni umane sono tanto differenti? Partendo dallo stereotipo dell’animale sano e forte, si indaga sulle ragioni e sulla natura del legame che unisce l’uomo con un animale vecchio e debole. Si esaminano poi le cause e le ragioni del male che l’uomo provoca agli animali; ed infine, attraverso interviste a veterinari e visite a cimiteri per animali, ci si sofferma sul dolore dell’uomo causato dalla morte dell’animale e sulle strategie per elaborarlo e superarlo (dai riti più o meno religiosi alla decisione di adottare un altro animale) rivolgendo particolare attenzione alle difficoltà dei bambini.

Jaime Semprun, René Riesel

Catastrofismo

Amministrazione del disastro e sottomissione sostenibile

IN LIBRERIA DA FEBBRAIO 2020 In un periodo in cui è buona creanza stare al passo dell’ecologismo mediatico, questo libro propone un’analisi politica del Catastrofismo di Stato e delle sue grandi imprese di inganno intellettuale (lo sviluppo sostenibile, il green-capitalism). Un’aspra critica rivolta non verso il facile bersaglio degli “eco-scettici”, bensì verso quelle “anime buone” che, con parole d’ordine, facili slogan e la convinzione di avere la soluzione per “salvare” il nostro Pianeta, anziché attaccare la causa del problema, ovvero la società industriale, contribuiscono col loro catastrofismo ad alimentare la paura e il terrore, leggitimando così, inconsapevolmente, le strutture di controllo e di repressione degli Stati, che imporranno a tutti di risolvere l’emergenza in forma autoritaria, con l’alibi che «ne va della nostra soppravvivenza».

L'amore maleducato

Piccolo dizionario erotico dell’Islam

IN LIBRERIA DA FEBBARIO 2020 - Vietate – se non rimosse – dai programmi di studio e dalla cultura ufficiale nei suoi paesi d’origine, la poesia e la letteratura erotica costituiscono un caposaldo dell’Islam classico, pari, se non superiore, ai grandi poeti latini del genere, in primis Catullo e Tibullo. Dagli autori più celebri della poesia araba classica, a partire dal IX secolo fino all’Ottocento, una folla di amanti, massaggiatrici e ballerine, cantori effeminati e travestiti appaiono nella vita di tutti i giorni, dall’Egitto all’Iran, unendo la raffinatezza del linguaggio ad un’oscenità a tratti sconcertante. Ma sempre all’insegna di un sentimento religioso profondo e di un potente apparato simbolico in cui vita e morte, amore profano e amore divino si intrecciano.

Stefano Scrima

Della pigrizia

IN LIBRERIA DA GENNAIO 2020 - Della pigrizia raccoglie l’insegnamento dei più grandi oziosi della storia, da Seneca passando per Nietzsche fino a John Lennon (e tanti altri), attraverso i loro fulminanti aforismi. Necessario, come scrive Stevenson, per «rivalutare il significato di ozio dandogli la connotazione positiva di ricerca del piacere all’interno del difficile mestiere di vivere». Monito inascoltato dal mondo che, oggi più che mai, ci vuole tutti infelici inseguitori dei suoi falsi dogmi: lavoro, denaro, successo.

Anna Kuliscioff

Il monopolio dell'uomo

IN LIBRERIA DA GENNAIO 2020 Solo dal lavoro, quindi dall’indipendenza economica, la donna può conseguire una propria libertà e una pari dignità all’uomo, per potersi poi affermare nella vita politica e sociale. Testo di rottura che è testimonianza di un femminismo non cieco, che critica anche le donne in quanto prigioniere di stereotipi e di pregiudizi antifemminili, che denuncia la condizione di sottomissione della donna al monopolio del potere fisico, morale ed economico dell’uomo sia in famiglia che in società. ***“Non posso ammettere che l’uomo sia l’essere ideale della creazione e debba servire da unità di paragone. La donna non è né superiore, né inferiore; è quel che è. E tale qual è non v’ha ragione ch’essa si trovi in condizioni inferiori.”

'Na botta infame

IN LIBRERIA DA GENNAIO 2020 - Canto di ultrà, celerini, anonimi agenti di commercio, rapinatori, post-punk, questi versi varcano le dure esperienze del ’77, gli anni ’80 marchiati dall’eroina, gli anni ’90 e 2000 della techno e dell’hip hop, dalle zone centrali alla periferia di Tor Bella Monaca. Seguendo le strade di Pessoa, Ginsberg e Balestrini la parola di tutti i giorni diventa la cifra di una poesia mai ermetica, e di una Roma trasformata in intrattenimento mistico, ode unica di materia e trascendenza. Che l’occhio di un irriverente folli di dio registra come un rap nel flusso di coscienza che corre tra quartieri alti e vite ai margini, in cui però gli interrogativi più esiziali – vita e morte, salvezza o perdita senza redenzione – finiscono per coincidere.

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