Ortica Editrice

novitá

Max Stirner

Educazione, arte e religione

IN LIBRERIA DA MAGGIO 2020 - Se si sveglia nell’uomo l’idea di libertà, gli uomini liberi andranno incessantemente di nuovo liberando se stessi; se invece si formano soltanto degli uomini colti, costoro si adatteranno sempre alle circostanze nel modo più educato ed elegante e si forgeranno in sottomesse anime di servi. Che cosa sono per la maggior parte i nostri intellettuali e colti sudditi? Sogghignanti padroni di schiavi, e schiavi essi stessi. Vi è nell’uomo l’impulso a non essere unico ma a sdoppiarsi, a non contentarsi di sé, ma a cercare il secondo uomo, l’uomo spirituale. L’arte crea sdoppiamento, in quanto pone l’Ideale di fronte all’uomo, ma la vista dell’Ideale si chiama religione. L’arte è il principio, ma anche la fine della religione; ne è la compagna. Senza l’arte e gli artisti creatori d’Ideale, la religione non sorgerebbe. L’arte segue l’impulso a fare sbocciare lo spirito in tutta la sua pienezza; a liberare lo spirito dalle tenebre che lo circondano. Allora l’uomo si trova di fronte a Dio. La religione segue una via opposta, mira a conciliare l’ideale o Dio con l’uomo, col soggetto, e a spogliarlo della sua rigida oggettività.

Antonin Artaud

Messaggi rivoluzionari

Per me, non vi è rivoluzione senza rivoluzione nella cultura, ovvero nel nostro modo universale, nel nostro modo, a noi tutti, gli uomini, di comprendere la vita e di porre il problema della vita. Spossessare coloro che possiedono è bene, ma mi sembra meglio togliere ad ogni uomo il gusto della proprietà. In un mondo in cui la «cultura razionalista dell’Europa» ha portato la civiltà allo sfacelo, in cui persino chi pretende resistere è preda della «disperazione del macchinismo», Antonin Artaud fa le valigie, lascia l’Europa e s’imbarca per il Messico, in cerca di una cultura rossa, primitiva, indigena, magica, viva di un nucleo pulsante su cui possa fondarsi la Rivoluzione, che prima ancora d’essere una rivoluzione sociale deve essere una rivoluzione della mente poiché «la Rivoluzione più urgente da compiere è una sorta di regressione nel tempo».

Giuseppe Franza

Cagliosa

Giovanni Croce è un venticinquenne napoletano. Ruba motorini al servizio di un carrozziere, abita in un piccolo appartamento di periferia col nonno esaurito e la mamma depressa, e nel tempo libero gioca a calcio nella squadra del suo quartiere: il Rione Incis Club, formazione di dilettanti iscritta al girone C della terza categoria. Venti sono le partite del campionato, e venti sono i capitoli del libro, attraverso cui Giovanni si confronta con le proprie contraddizioni di giovane uomo orgoglioso e abbrutito, senza prospettive e senza entusiasmi, stanco del calcio, del lavoro, della famiglia con cui è costretto a convivere, del rione dove abita e della fidanzata cui vuole bene ma non abbastanza. Da troppo tempo ormai, Giovanni, detto Vangò (come il pittore olandese, per via dei suoi capelli rossi e perché ha frequentato il liceo artistico), non sopporta più i suoi compagni di squadra, odia il suo allenatore e si sente condannato a un’esistenza da schiavo. Qualcosa sembra cambiare il giorno in cui incontra una bella giornalista sportiva, la sua nuova, impossibile ossessione. Stimolato da un sentimento inedito, il ragazzo comincia a rendersi conto di dover evolvere. Ma come? Sullo sfondo, prosegue il campionato del Rione Incis Club, ma senza epica e senza soddisfazioni, senza alcun elogio della sportività e del gioco: il torneo della Incis è caratterizzato da risse, scorrettezze, acide rivalità, figuracce e futili rivalse. Non ci sono campioni né sportivi; ogni personaggio rivela senza vergogna la propria deficienza morale. Ciononostante, i calciatori continuano a lottare, scoprendosi giornata dopo giornata sempre più complici. Lontani dai riflettori, su campi polverosi e invasi dall’erbaccia, Giovanni e compagni combattono per resistere alla forza centrifuga del non senso, per sopravvivere a loro stessi.

Antonin Artaud

La danza del peyote

Dopo essere sbarcato in Messico ed aver preso contatto con la rivoluzione sociale in atto, Artaud, alla ricerca delle fonti di una vera rivoluzione, quella che sappia guarire l’uomo dalla malattia moderna del progresso e della tecnica, si inoltra nelle montagne del centro del paese in cerca del popolo indigeno dei Tarahumara da cui poter ottenere il segreto della Vera cultura. Iniziato al culto della Peyote, sarà attraverso i segni che la Natura traccia sotto le apparenze della realtà, attraverso i riti che riaccendono le forze generatrici dei Miti che Artaud afferrerà e svelerà il profondo, antichissimo segreto della Verità che guarisce l’uomo, prima di tornare in un’Europa malata, assolutamente impreparata ad accogliere il suo messaggio rivoluzionario, e che difatti, per un decennio lo segregherà in manicomio.

Paul Valéry

Homo Politicus

L’Uomo è un animale politico, dice Aristotele, ma se spesso con questa definizione si è data rilevanza solo al termine politico, con Valéry è invece l’animale che primeggia, poiché Homo viene osservato nella sua essenzialità biologica, scrutato nella sua psiche e studiato nelle sue reazioni più immediate e istintuali, quelle irriflesse, fonte sorgiva di quelle riflesse e ragionate. Quest’ultime – a discapito dell’immagine dell’essere razionale che l’uomo vuole dare di sé – sono tutt’altro che fondate sulla ragione ma poggiano, come le prime, sostanzialmente su «impulsi e rimozioni». Valéry in questi Quaderni mette a nudo la condizione umana, i suoi processi politici, il vivere societario, la costituzione delle masse e delle élite, dei loro reciproci scontri e accordi, in una danza feroce dai cui nessuno uscirà indenne.

Raffaele Mantegazza

L'ultimo scodinzolio

La morte degli animali

E' solo un cane. E' come se fosse morto un familiare. Queste due opposte reazioni alla morte di un essere vivente sono alla base delle domande che si pone questo libro. Come reagisce l’uomo al dolore e alla morte degli animali? E perché le reazioni umane sono tanto differenti? Partendo dallo stereotipo dell’animale sano e forte, si indaga sulle ragioni e sulla natura del legame che unisce l’uomo con un animale vecchio e debole. Si esaminano poi le cause e le ragioni del male che l’uomo provoca agli animali; ed infine, attraverso interviste a veterinari e visite a cimiteri per animali, ci si sofferma sul dolore dell’uomo causato dalla morte dell’animale e sulle strategie per elaborarlo e superarlo (dai riti più o meno religiosi alla decisione di adottare un altro animale) rivolgendo particolare attenzione alle difficoltà dei bambini.

Jaime Semprun, René Riesel

Catastrofismo

Amministrazione del disastro e sottomissione sostenibile

In un periodo in cui è buona creanza stare al passo dell’ecologismo mediatico, si propone qui un’analisi politica del Catastrofismo di Stato e delle sue grandi imprese di inganno intellettuale: lo sviluppo sostenibile, il green-capitalism. Un’aspra critica rivolta non verso il facile bersaglio degli “eco-scettici”, bensì verso quelle “anime buone” che, con parole d’ordine, facili slogan e la convinzione di avere la soluzione per “salvare” il nostro Pianeta, anziché attaccare la causa del problema, ovvero la società industriale, col loro catastrofismo contribuiscono ad alimentare la paura e il terrore, leggitimando così, seppur inconsapevolmente, le strutture di controllo e di repressione che imporranno a tutti di risolvere l’emergenza in forma autoritaria, con l’alibi che «ne va della nostra soppravvivenza».

L'amore maleducato

Piccolo dizionario erotico dell’Islam

IN LIBRERIA DA FEBBARIO 2020 - Vietate – se non rimosse – dai programmi di studio e dalla cultura ufficiale nei suoi paesi d’origine, la poesia e la letteratura erotica costituiscono un caposaldo dell’Islam classico, pari, se non superiore, ai grandi poeti latini del genere, in primis Catullo e Tibullo. Dagli autori più celebri della poesia araba classica, a partire dal IX secolo fino all’Ottocento, una folla di amanti, massaggiatrici e ballerine, cantori effeminati e travestiti appaiono nella vita di tutti i giorni, dall’Egitto all’Iran, unendo la raffinatezza del linguaggio ad un’oscenità a tratti sconcertante. Ma sempre all’insegna di un sentimento religioso profondo e di un potente apparato simbolico in cui vita e morte, amore profano e amore divino si intrecciano.

Stefano Scrima

Della pigrizia

Della pigrizia raccoglie l’insegnamento dei più grandi oziosi della storia, da Seneca passando per Nietzsche fino a John Lennon (e tanti altri), attraverso i loro fulminanti aforismi. Necessario, come scrive Stevenson, per «rivalutare il significato di ozio dandogli la connotazione positiva di ricerca del piacere all’interno del difficile mestiere di vivere». Monito inascoltato dal mondo che, oggi più che mai, ci vuole tutti infelici inseguitori dei suoi falsi dogmi: lavoro, denaro, successo.

Anna Kuliscioff

Il monopolio dell'uomo

Il primo animale domestico dell’uomo è stata la donna. Non posso ammettere che l’uomo sia l’essere ideale della creazione e debba servire da unità di paragone. La donna non è né superiore, né inferiore; è quel che è. E tale qual è non v’ha ragione ch’essa si trovi in condizioni inferiori.

Fabio Zanello

'Na botta infame

Canto di ultrà, celerini, rapinatori, anonimi agenti di commercio e post-punk, questi versi varcano le dure esperienze del ’77, gli anni ’80 dell’eroina, gli anni ’90 e 2000 della techno e dell’hip hop, dalle zone centrali alla periferia di Tor Bella Monaca. Una Roma trasformata in intrattenimento mistico, ode unica di materia e trascendenza, nel flusso di coscienza che corre come un rap tra quartieri alti e vite ai margini, in cui vita e morte, salvezza o perdita senza redenzione finiscono per coincidere.

Henry David Thoreau

Diari Volume 1

1837-1850

IN LIBRERIA DA MARZO 2020 - Se c’è un autore i cui scritti sono inscindibili dalla sua vita, tanto da non poter distinguere la parte di finzione da quella biografica (si pensi a Walden), questo è H.D. Thoreau, il quale, prima ancora di far della scrittura un metodo, ha fatto della propria esistenza un modello (suo malgrado). Autore, i cui scritti ebbero natura frammentaria ed estemporanea – conferenze, articoli di giornale – la sua vera attività si trova in quello che è il suo laboratorio, ossia i Diari, che, se da un lato sono il risultato di un processo d’auto-riflessione, un modo di “dire io a se stesso’’ («Says I to mayself» questo il motto ispiratore), sono, al contempo, la fucina alchemica in cui prendono vita le sue riflessioni, vissute e trascritte, quasi giorno per giorno, dal 1837 al 1861. I Diari permetteranno, di seguire l’autore della Disobbedienza Civile, in quel percorso unico che coniuga in un singolo sguardo la critica sociale alla compartecipazione con la Natura.

Stefano Scrima

Vani tentativi di vendere l'anima al diavolo

IN LIBRERIA DA MARZO 2020- Vani tentativi di vendere l’anima al diavolo raccoglie aforismi, rivelazioni scottanti e calembour, nonché verità ultime e definitive sul non senso della vita, tutto buttato su carta dall’autore nell’attesa che il diavolo si degnasse di comprargli l’anima in cambio di conoscenza, giovinezza eterna o perlomeno il talento di Paganini. Ma nulla. A quanto pare aveva di meglio da fare.

John Frank Newton

Ritorno alla natura

In difesa della dieta vegetariana

IN LIBRERIA DA APRILE 2020 - Newton scrisse questo libro nel 1811 per promuovere una dieta vegetarina. L’autore sosteneva infatti che il cibo naturale dell’uomo fossero le verdure e che la carne animale fosse malsana e innaturale. La dieta per una giusta alimentazione doveva consistere in frutta, verdura, uvetta, pane tostato, acqua, uova, latte e patate. Il libro di Newton ispirò, tra gli altri, John Snow e il poeta Shelley ad adottare una dieta vegetariana. Nel 1813 Shelley, influenzato dal trattato di Newton, pubblicò A Vindication of Natural Diet, un testo sul vegetarianesimo e in difesa dei diritti animali, in cui esortava a mangiare verde: “Non c’è malattia, fisica o mentale che l’adozione della dieta vegetale e dell’acqua pura non ha infallibilmente mitigato”.

Errico Malatesta

Fra contadini

Dialogo sull'anarchia

IN LIBRERIA DA GIUGNO 2020 - Un pamphlet di “introduzione” all’Anarchia tra i più diffusi ed importanti in Italia e all’estero. Quando due contadini iniziano a discutere fra loro, i primi argomenti che affiorano subito sono la terra ed i padroni. Discutono sui grandi temi dell’ingiustizia e dello sfruttamento. In uno di loro si insinua il germe del dubbio, quella sana insofferenza allo sfruttamento che porta a vedere le cose in modo diverso, inclusa la propria condizione umana, che lo induce a sovvertirla con ogni mezzo per un ideale di giustizia ed uguaglianza. Per l’altro, invece, il padrone è uno strumento per la propria salvezza: colui che detiene le terre e la moneta per dare lavoro e pagarlo. Un dialogo sull’Anarchia dai temi forti ma di facile comprensione per il lettore.

Pëtr A. Kropotkin

Il mutuo appoggio

IN LIBRERIA DA GIUGNO 2020 - Un testo fondamentale dell’anarco-comunismo che esamina il ruolo della cooperazione nel regno animale e nelle società umane. Per Kropotkin il mutualismo fornisce vantaggi pratici per la sopravvivenza delle comunità di ogni specie, costituendo uno dei principali fattori dell’evoluzione. Un pensiero alternativo sia alle teorie del darwinismo sociale, che pongono l’enfasi sulla competizione e sull’egoismo, sia alle rappresentazioni romantiche, che fondano la cooperzione su una forma di amore universale. L’amore, la simpatia ed il sacrificio di sé sono fondamentali nello sviluppo progressivo dei nostri sentimenti morali, ma la società non si basa su di essi; è sulla coscienza della solidarietà umana, sul sentimento della stretta dipendenza della felicità di ciascuno dalla felicità di tutti, che porta l’individuo a considerare i diritti di ciascuno come uguali ai propri.

Danilo Luigi Fusco

Melancolia

IN LIBRERIA DA GIUGNO 2020 - Melancolia ospita un canzoniere nato come tentativo di cura mitopoietica contro l’incurante uso sociale delle parole: le poesie della silloge restaurano sprecati discorsi sul Bene, ridanno voce a tradizioni e mitologie lontane, si schierano a tradurre i discorsi eloquenti di querce e cani. I versi descrivono un torto linguistico commesso dall’autore stesso un lustro scorso: aveva voluto la dimenticanza, aveva cercato una lobotomia di oblio, aveva bevuto pioggia sperando Lete; con queste pagine chiede lui in primis perdono alla Parola e all’amore di un avverbio notturno.

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