Ortica Editrice

novitá

Sex work is not work

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - “La prostituzione è il mestiere più antico del mondo.” Cosa si cela dietro questo pensiero? Perché in fondo tutti lo accettiamo come se non ci fosse alcuna possibilità di uscire da una società che per funzionare ha bisogno che questo “lavoro” continui ad esistere? In realtà la prostituzione è la forma di schiavitù più antica del mondo: lo sfruttamento e la mercificazione, il controllo e la sottomissione del corpo femminile, delle donne. La prostituzione non è mai una scelta ma è sempre figlia della fame, dell’indifferenza, dell’egoismo e dell’ipocrisia piccolo borghese. Le donne ricche non scelgono di diventare prostitute, chi diventa prostituta lo fa per necessità. La richiesta di legalizzazione del “sex work” da parte di chi chiede a gran voce “il diritto di scegliere sul proprio corpo” alimenta inoltre le spinte di quanti vorrebbero la riapertura delle case chiuse (fabbriche del sesso, sul modello nordico), e con queste il controllo delle donne che ci lavoreranno (tributario e sanitario). A quanti sostengono che il lavoro sessuale è un lavoro come gli altri e che per questo necessità di norme e regole rispondiamo che la prostituzione è un crimine contro le donne.

Theodore John Kaczynski

Schiavitù tecnologica

Il progresso tecnologico ci sta portando verso la catastrofe, le crisi umane e ambientali sono il risultato diretto e inevitabile della tecnologia stessa e solo una rivoluzione che abbia come scopo l’eliminazione della società tecnologica potrà evitare il disastro. Schiavitù tecnologica riforma radicalmente le basi intellettuali di una visione del mondo millenaria che fa del “progresso” un mito. Per Kaczynski la natura e l’umanità sono fondamentalmente incompatibili con la crescita tecnologica. L’autore fornisce la sua visione lucida, diretta e rivoluzionaria sulle dinamiche della storia e sull’evoluzione delle società, lanciando una sfida ai valori e ai presupposti fondamentali del moderno mondo guidato dalla tecnologia.

Jason Hribal

Paura del pianeta animale

La storia nascosta della resistenza animale

L’osservazione costante e attenta di animali e gruppi di animali all’interno di zoo e altre strutture detentive ha consentito a Hribal di ridefinire il concetto di resistenza da una prospettiva animale fino a poter affermare che gli animali hanno consapevolezza e relazioni sociali e che la loro disobbedienza, ribellione, aggressività attiva o passiva, diffuse, frequenti e persistenti sono la dimostrazione di scelte determinate, resilienti; sono le azioni di attori politici che prendono il loro spazio per rivendicare desideri di libertà. Sfruttati e abusati in tutti i settori della vita sociale umana, gli animali hanno voce e volontà (per quanto soffocata) e stanno di fatto facendo la storia. Questo testo fa emergere questi atti quotidiani universalmente diffusi ma silenziati e distorti. Conoscere, osservare e interagire con il mondo animale, con le diverse società e individualità animali contribuirebbe a rivalutare e rendere effettivi valori come la solidarietà, la democrazia, la libertà. Contribuirebbe a far nascere una nuova cultura di co-esistenza e pace.

Aldous Huxley

Foglie secche

La vita dell’animale selvatico ha una certa dignità e bellezza; soltanto la vita dell’animale addomesticato si può definire degradante. Il borghese è il perfetto animale umano addomesticato. - È straordinario considerare quanti modi diversi di esistenza ha una cosa, se ci pensate; e quanto più ci pensate, tanto più ogni cosa diventa oscura e misteriosa. Ciò che sembrava solido svanisce, ciò che era ovvio e comprensibile diviene misterioso. Vi si cominciano ad aprire tutto intorno come dei golfi... e poi abissi e abissi, come se un terremoto immane squarciasse la terra. Si prova un senso strano di precarietà... il senso di trovarsi nelle tenebre; eppure io credo che, se si continuasse a pensare abbastanza a lungo e seriamente, si dovrebbe uscirne, si dovrebbe ritrovar la luce. Ma dove si uscirebbe, dove precisamente? Ecco il problema!; se si fosse liberi, si potrebbero esplorare le tenebre.

Guy Debord

Appunti preliminari

Non si tratta di mettere la poesia al servizio della rivoluzione, piuttosto di mettere la rivoluzione al servizio della poesia. Questi Appunti permettono di conoscere in modo più profondo il pensiero di Debord che, durante la seconda metà del secolo scorso, condusse un’incessante “guerra del tempo” dentro e contro la propria epoca, considerata come una glaciazione “spettacolare-mercantile” della storia. In questi Appunti lo vediamo via via progettare e mettere a fuoco alcune delle proprie mosse teoriche, iperpolitiche, cinematografiche, linguistiche, autobiografiche, in particolare relative alla conduzione dell’Internazionale Situazionista, alla memoria storica del recente movimento delle occupazioni del maggio francese del 1968 come a quella della Fronda antiassolutistica del Diciassettesimo secolo, alla preparazione dei suoi lungometraggi cinematografici, alla progettazione di un dizionario critico della distruzione contemporanea del linguaggio comune, fino alla stesura di un resoconto della propria vita che per il fondo come per la forma di “confessione cinica” vessi e demoralizzi le autorità contemporanee.

Hermann Broch

Gli incolpevoli

Io non ho nome, io non voglio avere più nome; troppo a lungo sono andato girando con quello che ho dovuto accettare per forza, e ora tutti i nomi mi fanno schifo, tutti. Lo spirito piccolo borghese, di cui Hitler è stato la più pura incarnazione, si rivela ogni volta che c’è un vuoto assoluto di valori, e in tale vuoto nessuno sta più a sentire l’altro, la comprensione tra uomo e uomo è costretta a ridursi alla violenza più nuda, più spietata, più astratta. Spaventoso progresso, quello alla cui testa marcia il piccolo borghese! E, a quel che sembra, continua a marciare inarrestabile. Dovunque crescono la cecità e i valori del piccolo borghese, la cui colpa più grave è una generale indifferenza, verso la propria umanità e, di conseguenza, verso il dolore del prossimo. Divenuto illimitato, l’uomo è per se stesso una forma vaga e indistinta, ed egli non vede più il suo vicino.

Alter Spirito

Nudità anarchiche

La condizione umana tra la vita e la morte

Ogni pensiero, nella sua anarchica nudità, è una carica di dinamite che mira a far esplodere il sentire comune che si ostina ancora, dopo il naufragio di tutti i possibili, a dare un senso al mondo e alla vita. La nudità davanti al mondo non è altro se non anarchia dell’essere e dell’esserci.

Lev Tolstoj

Il divino e l'umano

È narrata la lotta che si svolgeva intorno al 1870 fra il governo zarista e i movimenti rivoluzionari. Nella prima parte è rappresentata la tragica fine di un giovane rivoluzionario che muore sulla forca senza né terrore, né rimpianto, anzi con gioia, perché i fini ultraterreni della vita gli vengono rivelati. Nella seconda parte è narrata la fine, anch’essa tragica, di un vecchio rivoluzionario dal carattere tenace, che avendo sacrificato tutto all’ideale politico, avendo sofferto lunghi anni di terribile segregazione in carcere, disperato si suicida quando si accorge che tutto ciò in cui ha fermamente creduto, per cui ha sofferto tanto, è oggetto di critica, di derisione e di disprezzo da parte della nuova generazione di rivoluzionari.

Luca Benvenga

Provo

Piano delle biciclette bianche contro la proprietà privata

I Provo sono stati un’avanguardia culturale che ha squarciato l’Occidente europeo e aperto le porte alla contestazione giovanile. Nati nell’Olanda puritana e calvinista degli anni ’60, i Provo furono una realtà metropolitana sui generis, in costante opposizione alla morale e al perbenismo borghese. Le pratiche e le retoriche che i giovani Provo mettono in atto nelle strade di Amsterdam sono rivoluzionarie, simboliche e ideologiche. Il testo ripercorre l’origine del movimento con le sue articolazioni e le sue attività. I contenuti iconografici sottolineano il contributo fondamentale dei Provo all’estetica DIY (do it your self), caratteristica di gran parte dei gruppi e della comunicazione antagonista di quegli anni. I “Kranten Knipself”, ovvero i “ritagli di giornale” che accompagnano il testo, sono da intendersi come puzzle di una storia tutta da ricostruire, un vero e proprio omaggio alla controcultura Provo.

Massimo Filippi

M49

Un orso in fuga dall’umanità

Mangio, bevo, corro, sogno, penso, lascio tracce e le cancello, mischio finte tracce – e ancora tracce su tracce su altre tracce, falsi indizi, piste infide, segni vuoti e criptici o ambigui – e mi nascondo, corro, rido, ruglio di rabbia esuberante o d’incontenibile gioia, esco allo scoperto, piango, desidero, rigurgito, corro di nuovo, e sudo, graffio, mordo, urlo, defeco, scatto, piscio, mi masturbo, poi sento il lutto e mi annoio, mento e non perdono, talvolta canto, invento musica, talaltra gioco, cerco ospitalità nella densa oscurità del bosco, danzo, e poi inseguo la luce calda sopra il pelo, strappo, mi ferisco, sanguino, insonne corro, tengo gli occhi aperti, e dormo e sogno – e anche allora corro.

John Zerzan

Quando siamo umani

Appunti dall’era Pandemica

Stiamo vivendo una crisi profonda della nostra civiltà. Ma quali sono le ragioni che ci hanno portato sull’orlo del precipizio? La malattia che affligge cronicamente il pianeta richiede un pensiero radicalmente nuovo, per avere una speranza di rinascita. Quando siamo umani: Appunti dall’era Pandemica offre un necessario e fondamentale spunto di riflessione. Tutte le civiltà precedenti sono fallite, stessa sorte sembra sia riservata alla nostra. L’ambiente fisico sta sfiorando la catastrofe, aumentano le temperature e i livelli dei mari, sempre più acidi e pieni di plastica, con i bagnanti che guardano pigramente il pianeta morire. La vita sociale è sempre più minacciata da sparatorie, aumento dei suicidi, solitudine, ansia. Zerzan concentra la sua attenzione in campo antropologico, storico, filosofico, tecnologico, psicologico e spirituale contribuendo a fornire un quadro lucido della tarda civiltà e dei motivi per cui sembra vivere una crisi inarrestabile e irreversibile.

Alessandra Amitrano

I bambini senza nome

In un’isola dell’Italia del sud, il destino di un gruppo di bambini e bambine è abilmente manovrato da un personaggio affascinante e manipolatore. Dopo anni dai giochi - sadici, perversi e surreali - Bianca, che è cresciuta e ancora ne paga le conseguenze, riceve una telefonata dal regista di quei giochi e la trama del passato torna a ripetersi nella memoria dei due, una memoria il cui racconto svela prospettive e significati che, anni prima, erano impensabili. Nella mente della donna riaffiorano immagini dimenticate: coreografie di corpi, quelli dei bambini, intenti a compiere azioni leggendarie, paesaggi che si mischiano ai gesti di quei corpi, episodi idilliaci e brutali. In mezzo alla Buca, il posto dove i bambini si rintanavano, c’era un grande tappeto al centro del quale era raffigurato il sole. Attorno al sole c’erano sei costellazioni; Cassiopea, Cefeo, Andromeda, Perseo, Lucertola e Pegaso. Lungo tutta la narrazione il destino dei personaggi si intreccia ai miti e alla natura, al cielo e alle stelle.

Dialoghi sufi

Il cuore segreto dell’Islam

Offuscato da un Islam ai nostri occhi intollerante e preda del fondamentalismo, un altro Islam in realtà esiste, quello della Via interiore e del cuore, custode di un sapere affine a quello del Buddismo, del Taoismo e della Non Dualità dei maestri dell’India. Il Sufismo, con paradossi fulminei come koan zen, scardina i limiti del linguaggio ordinario e della logica fino all’apertura di quel cuore per i sapienti di tutto il mondo segreta dimora di Dio nell’uomo. Lungo questa raccolta di dialoghi, biografie e testi, ogni Sufi qui traccia il cammino di una ricerca in cui il combattimento è contro i cattivi frutti dell’egoismo, dove il nemico che si combatte è la gabbia della mente e del proprio ego. Una pagina di fede oltre ogni immagine esteriore, per l’affermazione di quella Verità a cui nomi diversi vengono attribuiti dall’ignoranza dell’uomo ma dall’identica essenza al di là di ogni tempo, linguaggio e luogo.

Giuseppe Franza

I tre esorcismi di Rafilina da Torrecuso

Primavera del 1272, regno di Napoli. Padre Ciommo, un vecchio monaco benedettino, sta scortando la giovane Rafilina da Torrecuso nella città di Napoli, per far sì che ella possa essere visitata dal magister Tommaso d’Aquino del convento di San Domenico. Giunti dalle parti del Vesuvio, i due viandanti vengono sorpresi da una tempesta e sono perciò costretti a rifugiarsi in una taverna per trascorrere la notte. In questa bettola incontrano un certo Zosimo, servitore senza cultura e creanza, che si offrirà di accompagnarli fino al cenobio napoletano in cambio di qualche spicciolo. Nella Capitale del regno, Rafilina sarà dunque visitata da fra Tommaso d’Aquino, somma intelligenza della Chiesa, chiamato a scoprire quale possa essere il vero male che insidia la vergine. Ella è forse vittima di una possessione demoniaca? Costretti da fosche circostanze, Rafilina e Zosimo prenderanno parte a un viaggio caratterizzato da numerosi imprevisti. E ne verranno fuori situazioni spaventose e assurde, sordide o penose, attraverso cui i due personaggi misureranno forze e limiti morali e proveranno ad allargare i loro meschini orizzonti.

Han Ryner

Parabole ciniche

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - «In nessun altro testo Han Ryner ha espresso con una simile felicità il suo individualismo. È il Marco Aurelio del cinismo, più che il suo Epitteto.» Così scriveva Jean Royère delle Parabole ciniche, pubblicate su rivista nel 1906 e poi raccolte in volume. Capace di far coesistere la lucidità del pensiero con le seduzioni dell’affabulazione, Ryner, nei panni del filosofo Psicodoro, offre ai suoi discepoli (e ai lettori di oggi) 52 parabole, esplorazioni inedite della natura o rivisitazioni del mondo classico e dei suoi miti. Ne nasce un dialogo filosofico coerente e vario, costellato da numerosi exempla, capace di tratteggiare, con uno sguardo ironico e penetrante, le millenarie aporie dell’uomo, e in cui si ritrovano temi cari all’autore: l’individualismo libertario, il pacifismo, la ricerca di una forza soprattutto interiore, la capacità di guardare il mondo con distacco ma con tenerezza.

Marie-Josèphe Devillers, Ana-Luana Stoicea-Deram

Per l’abolizione della maternità surrogata

La pratica della maternità surrogata è un crimine contro le donne e contro i figli, viola i diritti umani fondamentali favorendo la mercificazione del corpo femminile. Questa pratica nasce alla fine degli anni ’70 negli Stati Uniti, dove il mercato riproduttivo, che calpesta i diritti umani delle donne rendendole “grembi a due gambe”, è assicurato, gestito e promosso dall’industria della fertilità sempre più in espansione. Già agli inizi degli anni ’80 molte femministe avevano compreso il rischio che si celava dietro la maternità surrogata sia per la donna che per i bambini nati da questa pratica: lo sfruttamento delle donne a fini riproduttivi, i rischi per la salute delle donne e i danni allo sviluppo dei bambini nati da maternità surrogata, consegnati a “genitori altri” con una separazione forzata dalla madre biologica. Viene qui sfatato il mito della “libera scelta” nella maternità surrogata: in un sistema dominato dagli uomini e dalla mercificazione, lo sfruttamento delle donne nella maternità surrogata, come nella prostituzione, è intrinsecamente dannoso: le donne ricche non scelgono di diventare madri surrogate o prostitute.

Agustín García Calvo

Analisi della società del benessere

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - Una serie di offensive contro il Regime degli Stati Sviluppati, in cui si prova a scoprire la falsità su cui esso si regge, soprattutto il Denaro e la Persona Individuale. Nel mondo dello Sviluppo, che abbiamo imparato a chiamare Società del Benessere, anche la Filosofia e la Letteratura hanno la loro splendida fioritura (accanto alla Scienza) e occupano nello Stato del Benessere il posto che meritano. E quindi, se a qualcuno capita di parlare con la voce del popolo, con la voce di ciò che è sottomesso e mai del tutto adattato, quello non può fare né filosofia né letteratura, perché ciò vorrebbe dire fare la “Loro politica” – e allora cos’è che fa?; be’, fa quell’altra politica, quella opposta per non consegnarsi al Denaro, al Potere, alla Morte, alla Menzogna. E la voce del povero popolo, siccome esso non ha bisogno di esistere, né muore mai, non ha bisogno di contare il Tempo per smascherare le falsità su cui si fonda la Società del Benessere.

Sanja Särman

Lettere delle piante agli esseri umani

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - Romanzo epistolare in cui il mondo vegetale e quello umano entrano in comunicazione tra loro. è un leggero e toccante elogio agli amenti caduti, ma anche un atto di accusa ai fuggevoli limiti della capacità di autocomprensione umana. La voce polifonica delle piante seduce il lettore, invitandolo a entrare in un mondo in cui i confini tra gli individui sono permeabili, dove la luce non viene percepita ma ingoiata, e dove rovistare in cerca di nutrimento tra i cadaveri dei propri genitori è un atto di pietà filiale. Il romanzo è costituito dalle Lettere delle Piante agli Umani, che permettono a noi Umani di accedere alla coscienza collettiva dell’universo vegetale, e dalle Lettere degli Umani alle Piante, in cui i singoli esseri umani riconoscono il ruolo da esse svolto nei recessi più profondi della propria anima e nei loro ricordi più intimi.

Cateno Tempio

Sulle sponde del nulla

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - Sulle sponde del nulla poggia sul fondamentale postulato: la vita è male. Con serietà e ironia, il testo mostra l’insensatezza della realtà e la solidità del nulla in cui siamo immersi. Qual è il ruolo della filosofia in questa realtà frammentaria? Chi è il filosofo? Vero filosofo è colui che non considera niente come sacro e inviolabile. Tra il serio e il faceto si ripercorrono alcuni momenti dello sviluppo del pensiero, mostrandone le incongruenze e a volte le assurdità. Un’aspra critica rivolta alla cultura accademica, alla filosofia professorale e alla cultura popolare contemporanea. Lo scopo è quello di demolire qualsiasi senso e significato possa essere attribuito alla realtà, concludendone che dal nulla veniamo e al nulla siamo destinati, offrendo uno sguardo sì privo di consolazione, ma che cerca di essere lucido e coraggioso nei confronti della realtà nuda e cruda.

Jenny d’Héricourt

La donna emancipata

Risposta a MM. Michelet, PJ. Proudhon, E. De Giarardin, A. Comte e altri innovatori moderni

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - Ne La donna emancipata (La Femme affranchie), pubblicato nel 1860, Jenny d’Héricourt si scaglia contro i pensatori più significativi della sua epoca, quelli che chiama ironicamente i «moderni innovatori». Il suo scopo è provare che la donna ha gli stessi diritti dell’uomo, reclamando di conseguenza la sua emancipazione. Confrontandosi e polemizzando con pensatori quali Michelet, Comte e Proudhon, realizza con La donna emancipata un’esplorazione sistematica del nascente movimento femminista moderno. Una denuncia contro la presunta superiorità dell’uomo rispetto alla donna e l’esclusione delle donne dalla politica, un duro attacco alle teorie sessiste, laiche e clericali, contrarie all’emancipazione femminile. Alternando dialoghi e lettere a riflessioni, l’autrice costruisce un testo ampio e articolato dove la questione dell’emancipazione femminile è esplorata con una ricchezza di esempi e una vivacità di argomentazioni che rendono il libro una premessa irrinunciabile per lo studio del femminismo contemporaneo.

Thismia Kobensis

Anedonia

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - In un pianeta devastato dal cambiamento climatico e dallo sfruttamento incontrollato, l’uomo, grazie ai progressi della scienza e della tecnologia, resiste in roccaforti di acciaio e cemento. Un algoritmo regge questo precario equilibrio, una formula matematica che stabilisce la data di morte di ciascuno, per permettere all’umanità di continuare a vivere nel benessere con le scarse risorse a disposizione. Lui è un boia, colui che miete le vittime allo scadere del loro tempo, ed è ossessionato dal passato. Lei si appresta a morire ed è sopraffatta dal suo imminente destino. Intanto attentati terroristici sconvolgono le città e manifesti enigmatici tappezzano i muri dei palazzi. Fili che sembrano correre paralleli, ma destinati a unirsi in modi imprevedibili. Un racconto di ansie e solitudini, che mostra con crudezza il futuro a cui stiamo andando incontro.

Gaston Piger

Manuale di insubordinazione

PROSSIMAMENTE IN LIBRERIA - Il Manuale di insubordinazione raccoglie idee, stilettate, tecniche e pratiche di e sull’insubordinazione rubate ai maestri di questa nobile arte ormai perduta, anzi ferocemente perseguita dal sistema, da La Boétie a Rousseau, da Wilde a De André, utili a convertire il lettore in un perfetto insubordinato contemporaneo. Attenzione però, l’insubordinato non è né un violento né tantomeno un criminale, ma semplicemente un individuo di qualsiasi sesso che vuole essere libero, ribellandosi a ordini e imposizioni, e che crede che tutta la dignità degli esseri umani sia custodita in questa libertà – che non è libertà di possedere, ovvero la libertà liberista promotrice di sfruttamento e disuguaglianza, ma libertà di essere al di là del nostro posizionamento sul mercato del lavoro, cioè l’Inferno –, una libertà messa costantemente in discussione dalle infingarde smanie di dominio dei bipedi implumi.

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