Ortica Editrice

Thomas De Quincey

(1785-1859), filosofo, poeta della memoria e della morte, vagabondo, saggista, un “forzato della penna” perché spesso braccato dai creditori. All’età di 17 anni scappò di casa e vagabondò nel Galles e a Londra (1802–1803), dove strinse amicizia con una giovane prostituta, Ann, che lo aiutò economicamente. Studente poi a Oxford, nel 1804 cominciò a far uso dell’oppio. Da questa sua esperienza, trasse ispirazione per la sua opera più famosa, le Confessioni di un oppiomane (1821). Fra le sue opere ricordiamo: L’assassinio come una delle belle arti (1827), Suspiria de profundis (1845), La rivolta dei Tartari (1857).